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Conflitto israelopalestinese: ovvero la triste vicenda di una guerra che nessuno vuole che finisca e che uccide i bambini

Tempo di conflitti i quali si sovrappongono l’un l’altro. L’ultimo è quello che riporta alla ribalta il conflitto tra Israeliani e Palestinesi. Che poi la Palestina è stata storicamente sempre presa a calci da tutti nel Medio Oriente. Il suo popolo, fateci caso, non se lo fila nessuno. Hamas è in guerra? Pare di si: ci stanno andando di mezzo i palestinesi? Pare di si: le nazioni medio orientali s’interessano a quel popolo? Pare di no: anzi non se ne è mai interessato nessuno. Dovette occuparsene Arafat con la OLP che ne pubblicizzò la presenza sullo scacchiere internazionale, usando metodi non proprio ortodossi.

LA PALESTINA E LE SUE (DIS)AVVENTURE

La Palestina, a dirla tutta, non è mai esistita e tanto meno una lingua e una cultura palestinesi. Per quasi 2000 anni l’area indicata con il nome di “Palestina” non è stata una nazione munita di frontiere  ma delimitata da confini amministrativi.

QUANTI CI SON PASSATI SOPRA…

Gli Arabi conquistano la Palestina nel 637 e vi regnano fino al 750. Poi fu la volta dei Persiani, Turchi, Circassi, Bizantini, Curdi e alla fine, nel 1099 i Crociati cristiani che poi presero una batosta nel 1187 da parte di un curdo: il Saladino. Successivamente, nel 1244, fu la volta di Gengis Khan che si portò via quello che c’era da prendere. I mongoli dove li mettiamo? Questi ultimi, cacciati nel 1516 dai Turchi non sapendo dove andare sostarono laggiù. Infine i turchi costituiranno l’Impero Ottomano, dalla Turchia fino al Magreb, prendendosi tutta la costa meridionale del Mediterraneo e questo fino alla fine della Prima Guerra Mondiale. Nel 1920 si stipulò un trattato di pace con l’Impero ottomano presso la città francese di Sèvres. Con il Trattato il Regno Unito acquisì l’Iraq, la Transgiordania e la Palestina.

Inutile dire che ‘sta povera Palestina, nel corso degli anni, si degradò a tal punto che Edmondo De Amicis, l’autore del Libro Cuore, colui che, di giorno, parlava di sentimenti e la sera pare picchiasse la moglie, la descrisse (La Palestina non la moglie) come un posto dove il degrado la facesse apparire una ” landa desertica e paludosa (..) quasi disabitata“. Mark Twain, nella seconda metà dell’ottocento, la descriveva come “una silenziosa e funerea estensione, una desolazione. (..)  Perfino gli ulivi e i cactus, quegli amici sicuri di un terreno incolto, hanno per lo più abbandonato il paese (..). La Palestina siede su sacchi di cenere, desolata e brutta…“. Gli unici insediamenti in Palestina erano nella zona di Gerusalemme e a Safed, sede di alcune  università religiose ed erano ebraici, stanziati lì dalla fine del regno ebraico nel 70.

LA QUERELLE ISRAELIANA E PALESTINESE

Non voglio sapere da quale parte si colloca la ragione nell’affaire Israelo-palestinese. Quello che so è che esisteva un fazzoletto di terra in mezzo al deserto oggetto di guerre diuturne, tirato di qua e di là per le cocche al pari d’ un lenzuolo bagnato il cui possesso è reclamato da lavandaie isteriche.

Tutti hanno messo le zampe su quel territorio e tutti ne hanno reclamato un pezzo: la Giordania, Israele. Perfino l’Impero Ottomano che, come abbiamo visto, lo cedette agli inglesi i quali, nel mondo, sono sempre stati in mezzo come uno sgradito prezzemolo e che fecero e disfecero in Terrasanta (abbreviamo così altrimenti ci vorrebbero una decina di volumi per raccontare gli impicci fatti dalla cara Albione).

LA DIVISONE E I GUAI

Dopodichè, in barba all’autodeterminazione dei popoli, qualcuno ha tagliato quel lenzuolo assegnandone le parti, non si sa bene come, a due territori: Israeliano e Palestinese. Da quel momento apriti cielo! Gerusalemme, inizialmente in Palestina, culla nientemeno di tre religioni monoteiste: Musulmana, Cristiana e Ebraica, contiene i pezzi pregiati alla base della spiritualità di queste tre famiglie a Dio unico: il muro del Pianto per gli ebrei, il Santo Sepolcro per i cristiani e la Cupola della Roccia per gli islamici.

Poteva mai trovarsi una così forte concentrazione di reliquie in un sol punto senza creare problemi? Ma anche no. Nessuno, invero, ha mai pensato che il Signore Onnipotente di tutto, forse aveva voluto mettere insieme quelle cose per dare un messaggio di unità ai popoli. Invece la Città Santa è quasi divenuta luogo di guerra dove due terzi delle religioni monoteiste mondiali si guardano in cagnesco. Nessuno ha mai pensato di rendere la città, proprio per queste sue caratteristiche, una sorta di distretto al di fuori dei domini di altre nazioni, come uno statarello a sé stante, chessò un San Marino o un Vaticano del mondo.

E GESÙ?

La figura del Cristo sarebbe palestinese. Era nato a Betlemme a pochi chilometri da Gerusalemme e la cittadina a cui dovette la propria “natività” è così descritta nell’Enciclopedia Treccani: “Celebre città della Palestina in Giudea, a 9 km. circa a sud di Gerusalemme, e a 777 m. di altezza, sulla dorsale che forma spartiacque fra il Mar di Levante e il Mar Morto ed è incisa da tutte le parti, salvo a nord e nord-ovest, dalle testate di valli molto incassate, che a ovest formano il W. Ahmed, a est e sud-est precipitano anguste e dirupate verso il deserto di Giudea.”

Solo ai giorni d’oggi è in Israele ma all’epoca pare proprio di no. La storia del paese d’origine del Messia è un po’ ingarbugliata ma se passasse la linea secondo cui sarebbe stato palestinese, religiosamente parlando, costituirebbe un qualcosa dura da smaltire: un palestinese che discende da re David! I cattivi aggiungerebbero che questo è il vero motivo per cui è considerato “Figlio di Dio” solo dai gentili.

QUALCHE BREVE CONSIDERAZIONE SU ISRAELE

Una cosa dobbiamo pur dirla: il popolo ebraico in diaspora da qualche parte andava pur messo e in qualsiasi posto fosse stato posto, dei territori sarebbero stati sottratti a qualcuno. Ma diciamoci le cose come stanno.

Terminata la guerra ancora divampava l’anti semitismo: in Polonia ci furono sanguinosi pogrom e nell’Unione Sovietica Stalin iniziò una feroce campagna antiebraica. Tra il 1945 e il 1948 nessun paese occidentale, si sentì di accogliere una minima parte di  quel mezzo milione di ebrei  definiti displaced persons, dalla burocrazia alleata.

Insomma ci sono migliaia di motivi per cui, ragionevoli o meno essi siano, quei territori non saranno mai in pace a meno che…  a meno che l’Onu si decida a prendere posizione e a costringere tutti a una pace che, per motivi strategici dovuti alla posizione delle regioni interessate ed economico-finanziarie, nessuno vorrà porre mano.

LA STRISCIA DI GAZA

“Hic sunt leones” si diceva anticamente per indicare un pericolo insidioso dalla natura imprecisata. Sentiamo spesso parlare di Gaza, questo posto dove oggettivamente si vive malino. Le si attaglia la definizione per la quale sarebbe simile a una grande prigione dove due milioni e mezzo di persone vivono stipati in una regione la cui superficie è di 365 km², con una lunghezza di circa 39 km e una larghezza media di circa 9 km. La chiamano “exclave della Palestina” in quanto è un territorio geograficamente staccato dal resto dello Stato che corrisponde alla Cisgiordania e West Bank. Però, badate bene, il suo suolo è importantissimo per le sue risorse naturali e perché si affaccia su giacimenti di petrolio sottomarini.

Il posto è circondato da una barriera voluta da Israele aperta solo da tre valichi: due sul confine israeliano, Eretz e Kerem Shalom e uno su quello egiziano, Rafah, dove, però, non possono transitare merci che sono “importate” attraverso tunnel scavati al di sotto del confine egiziano. C’è poi il blocco navale, a poche miglia dalla costa, atto ad impedire sia il commercio marittimo che lo sfruttamento di un giacimento di gas scoperto nel 2000.

ARRIVIAMO A NOI

Nel corso della prima guerra arabo-israeliana (1948-49) il territorio della Striscia vide l’occupazione egiziana. Da allora lo considerarono come una zona separata. Infatti costituiva l’unico tratto della costa mediterranea della Palestina non conquistato da Israele. Siccome in quel periodo gli abitanti del luogo crebbero e si moltiplicarono grazie all’arrivo dei profughi palestinesi, crebbero e si moltiplicarono anche i campi-profughi. All’inizio erano tende, sostituite in seguito da edifici in muratura e quelli sono ancora oggi lì.

In origine la Striscia era sotto controllo egiziano sebbene non ne fosse mai stata annessa ufficialmente. Durante la Guerra dei sei giorni del 1967, fu occupata dalle truppe israeliane. Poco dopo iniziò la costruzione di insediamenti ebraici.

Da allora il territorio divenne il cuscinetto che assorbiva le tensioni del conflitto tra Israele e Palestina fino a che, negli anni ’90, fu ceduto all’amministrazione palestinese. Questa fu l’occasione per il governo israeliano di erigere una barriera lasciando aperti solo pochi punti di passaggio.

Anni addietro il numero degli insediamenti ebraici erano diventati ventuno e ospitavano circa 9.000 persone. Erano posti sotto il controllo israeliano ma, questa sorta di enclave, capirete, non poteva reggere in una zona palestinese di circa 2.500.000 anime. Così nel 2005 il governo dello Stato ebraico decise di smantellarli trasferendo altrove gli abitanti anche perché era divenuto difficile garantirne la sicurezza. Da allora la Striscia è abitata solo da palestinesi.

QUANDO SI STA MALE …

Logo di Hamas

Siccome quando la gente sta male, decide spesso di stare peggio, un po’ come i capponi di Renzo, il popolo scelse il movimento islamista Hamas che vinse le elezioni nel 2007, sconfiggendo lo storico partito Fatah. D’altro canto i palestinesi sono musulmani e quello hanno cercato: un governo che rispecchiasse i loro desiderata.

Votato quelli che volevano votare, i palestinesi da allora se la vedono con le milizie armate che ne battono le strade. Le più importante sono le Brigate Ezzedin al-Qassam, il braccio armato di Hamas, segue il piccolo Movimento per la Jihad islamica in Palestina. Oddio non tutti i palestinesi approvano i loro metodi di lotta e la loro ideologia ma, come si suol dire “per star meglio qui giaccio”. Inutile dire che Israele se la prese a male e reagì al successo di Hamas imponendo il citato blocco navale totale. Da allora, lo stato di tensione è continuo e se le danno di santa ragione.

CELIAMOCI SOPRA

Che poi, a dirla tutta, si sarebbero potuti risolvere tutti i dissapori mediorientali con facilità, risalendo “ab ovo” e restituendo a noi italiani tutto il patrimonio che era dell’Impero Romano. Alla fine della fiera, qui ognuno s’attacca ad un antico pezzo di carta per dimostrare i propri diritti quando, spesso, quelle quattro pergamene erano regolate dalla “Pax Romana” che s’era impadronita di tutto il mondo allora conosciuto. Insomma è roba nostra? Ridatecela che poi ci pensiamo noi a farli star buoni.

Naturalmente ho scherzato ma, credetemi, come si può tollerare che dei luoghi tanto sacri debbano vedere tanto orrore?

Scherzi a parte il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme dei Latini afferma una cosa inoppugnabile: “Quanto abbiamo visto nel Sud di Israele è un orrore inaccettabile. E onestamente non so cosa aspettarmi. Non ho mai visto una durezza di cuore e un odio così radicati ovunque. Bisogna accettare la realtà, bisogna partire da questo: ci sono cinque milioni di palestinesi e oltre nove milioni di israeliani. Non si può rinunciare a questo sperando che una delle due componenti sparisca“. Come dargli torto? Ci auguriamo di vedere presto sventolare insieme le bandiere dei due stati finalmente in pace senza che altri mestino nel torbido inquinando i loro affari.

Un saluto

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