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“Figlio non sei più giglio”: spettacolo teatrale di Stefania Porrino sulla violenza di genere con Daniela Poggi e Mariella Nava

Violenza di genere. Violenza di un uomo contro una donna. Spesso di mariti e padri contro mogli o figlie, molte volte  di uno sconosciuto contro una sconosciuta.

Violenza che segna. Violenza che uccide.

Proprio per sensibilizzare contro la violenza di genere, perpetrata contro le donne, due artiste – Daniela Poggi e Mariella Nava –  si sono impegnate, insieme alla loro autrice/regista – Stefania Porrino – a mettere in scena uno spettacolo teatrale – FIGLIO NON SEI PIU’ GIGLIO –  dal contenuto quanto meno singolare.

Lo spettacolo vedrà a sua prima mercoledì 8 novembre presso il Teatro Verdi di Forlimpopoli, a cui seguiranno una lunga serie di rappresentazioni in diverse città italiane.

L’ispirazione del monologo è la famosa lauda Il pianto della Madonna di Jacopone da Todi dove il poeta drammaticamente mette in dialogo Maria con diversi interlocutori al fine di salvare il Suo Figlio.

La forma del monologo, a due voci per la presenza delle musiche di Mariella Nava, proposta dalla regista, vede una moderna Maria (Daniela Poggi) di fronte all’analogo dolore della Madonna ma non perché il suo figlio sia stato ucciso, ma perché ha compiuto la peggiore delle malvagità: ha usato violenza contro una donna, contro una madre che, come sua madre è portatrice di vita.

Maria si pone allora a scrivere una lettera a sua figlio in cui riversa tutti i suoi pensieri, tutte le sue domande e i suoi sentimenti consapevole anche della sia impotenza dinanzi a ciò che ha compiuto il figlio; la sua speranza è quella di cercare di ricostruire le possibili cause dall’atto assassino e trovare una rigenerazione interiore che le permetta di perdonare a suo figlio – lei che è madre – il male compiuto.

Saranno le musiche di Mariella Nava che conferiranno al monologo un più alto livello di pathos e ineluttabilità, esaltando l’impatto emotivo e determinando un’ atmosfera drammatica, dolorosa e commovente che raggiunge cuore e mente degli spettatori, disvelando alfine, l’enigmatico titolo. Un figlio che, per il suo atroce atto, ha perduto la sua innocenza, quella che ciascuna madre riconosce alla propria creatura.

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