Cultura

Il muro Torto di Roma: storia e leggende attorno ad una delle attrazioni secolari della Città Eterna

Se in Israele c’è il Muro del Pianto e in Cina la Grande Muraglia, volete che a Roma non ci sia qualcosa del genere? Certamente si e si chiama Muro Torto.

Si trova fra il Pincio e Villa Borghese ed era il tratto delle mura Aureliane compreso fra Porta Pinciana e la sparita Porta Flaminia. Apparteneva non si sa con certezza se alla villa degli Anicii, a quella degli Anici o a quella dei Pinci.

Come dice il nome la sua particolarità è di essere “storto”. Il muro è inclinato a tal punto che pare cadere a terra da un momento all’altro. Venti secoli di storia, però, lo hanno visto sempre in quello stato ma sempre in piedi..  

SAN PIETRO

Come ogni cosa strana degna di questo appellativo, la stranezza di questo muro ha una sua leggenda che ne spiega la strana postura…

Il muro pare ebbe a deformarsi a quel modo a causa di un fulmine che lo colpì il giorno della crocifissione di Pietro che secoli or sono si riteneva avvenuta al Gianicolo.  

Una ulteriore leggenda che sempre tira in ballo il Santo riporta che San Pietro in persona proteggesse questa parte di Roma.  A supporto della tradizione, esisteva qualche motivo: questo muro, infatti, presentava una breccia dovuta probabilmente a un crollo. Stranamente, durante l’invasione dei Goti del 535, nessuno di loro la utilizzò per invadere Roma. Volete che questo fatto, quanto meno insolito se non miracoloso, non invocasse l’opera di un santo?  Fulvio ce la riporta così: “

“dicono che Pietro apostolo prese difesa del detto luogo et per ogni volta che la città fu assediata dai Barbari, o che altra violenza di nemici pervenne al luogo, egli la difese. La qual cosa tenuta per miracolo, niuno di poi ha mai avuto ardire di raccorciare o di rifare la detta parte del Muro, ma si é rimasta et rimane così spiccato, come scrisse Procopio nella Guerra Gotica, et chiamasi hoggi muro inchinato”.

IL CIMITERO SCONSACRATO

L’opera dell’Apostolo Pietro non bastava e così la fantasia popolare cominciò a lavorarci su di merletto. Naturalmente tutte le storie coniate avevano un tratto comune: raccontavano di cose spaventose. C’è da dire che nelle vicinanze esisteva un cimitero sconsacrato nel quale, l’ecumenico amore dello stato pontificio, voleva sepolti  i ladri, le prostitute, i suicidi e i condannati a morte.

Volendo dare credito alle cronache seicentesche, sotto i prati del Muro Torto riposerebbero ancora i resti di centinaia e centinaia di persone che, proprio per le loro anime corrotte e maledette, hanno finito per dare all’intero sito la fama di Campo Scellerato.

Le sepolture erano effettuate in malo modo, senza alcun riguardo o sacramento. Le continue profanazioni degli animali in cerca di cibo e dei ladri a caccia di oggetti preziosi o parti umane da vendere per i scopi più vari, fecero si che la zona fosse ritenuta possesso del maligno.

I FANTASMI

Per secoli si pensava che il Muro Torto fosse infestato da demoni e fantasmi, frequentato da streghe, negromanti e fattucchiere. Nel Medioevo la zona era conosciuta con l’appellativo di “Contrada del muro malo” e la credenza popolare voleva che vi vagassero gli spiriti dei peccatori sepolti terrorizzando i malcapitati che vi si avventuravano.

La lapide posta a Piazza del Popolo in memoria dei due carbonari

A tal proposito, nel 1825 vi furono tumulati Leonida Montanari e Angelo Targhini, entrambi carbonari e decapitati dalla ghigliottina pontificia a Piazza del Popolo non molto distante. Pare che ogni notte i fantasmi dei due se ne vadano a spasso per il muro portando la testa insanguinata in mano. Qualora un passante li incontri senza spaventarsi è ricompensato con i numeri da giocare. Le due anime in pena avrebbero continuato a girovagare in quei luoghi in cerca di vendetta per essere stati giustiziati “senza prove e senza difesa”.

Poteva mancare Nerone? Ebbene questo luogo era indicato anticamente come sepolcro di Nerone ed era, infatti, indicato sulle mappe col termine di “Sepulcrum Neronis”. Attenzione perché anche il fantasma dell’imperatore dovrebbe aggirarsi da quelle parti. Lui, però, è un caso particolare perché lo si incontra sia al Muto Torto sia dalle parti della via Cassia, dove ci si può imbattere mentre piange e protesta per far sapere che, con la zona “Tomba di Nerone”, non ha nulla a che fare: lì c’è il sepolcro di Publio Vibio Mariano erroneamente attribuito a lui.

FANTASMI A PARTE

In questo cimitero erano inumate le prostitute di infimissimo rango, “ammenocchè – recitava un decreto papale – avessero preso poi marito o si fossero fatte monache“. In questi casi le poverette potevano avere funerali religiosi.

All’inizio del 1900 molte persone, forse perchè avvinte dall’influenza nefasta di questo muro, lo sceglievano per gettarsi nel vuoto e mettere fine alla propria vita.

Se ci fate caso, guardando in alto su per i muro, noteremo delle travi di ferro che sporgono. Erano i sostegni di una rete metallica, installata negli anni trenta, come “sistema dissuasivo” per evitare che qualche disperato si gettasse giù in strada dai giardini del Pincio.  

Camminando per la Città Eterna, qualora attraversiate il luogo, quindi, fate attenzione a chi incontrate: potrebbe non essere di questo mondo!.

Un saluto.

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