Cultura

Libri in vetrina: delicata silloge “Petali nel piatto” da Annalisa Cutrona

Vive l’uomo di solo pane? Per Annalisa Cutrona certamente no. Il nutrimento dell’anima e del cuore non è materiale, non si mastica. Il nutrimento dell’anima è la poesia e quella bellezza che trasmette anche nel dolore e nella sofferenza.

“PETALI NEL PIATTO”, titolo della nuova silloge di Annalisa Cutrone, pubblicata nella collana “I Diamanti della Poesia” dell’Aletti editore, ben rende – attraverso le sue metafore – il pensiero artistico dell’autrice: la leggerezza dei petali, che richiamano la bellezza della breve vita di un fiore, e la consistenza materiale della quotidiana necessità del “nutrirsi” di qualcosa, rappresentata dal “piatto”.

Fil rouge delle liriche, l’amore in tutte le sue forme, veicolate attraverso versi sciolti, con uno “stile sintetico e ricercato” ed è la stessa poetessa che spiega: «L’amore  è energia che unisce e salva, che continua, che guida, che attraversa, permeando ogni cellula del nostro corpo e orientando il percorso intero della vita. L’A-more è la non morte e come tale richiama la nostra natura più alta, insegna ad attraversare percorsi difficili e coraggiosi, con la certezza che non avrà mai fine, senza scopo e senza estinzione».

L’autrice, avvocato di professione, vanta un curricolo artistico di ampio respiro: ha partecipato a numerosi eventi culturali, a recital di poesia e musica e riconosce una profonda passione anche per la fotografia. Con l’occhio di chi è sempre attratto da armonia e bellezza, è lei ad aver scattato la foto di copertina; richiama i petali, ma non vi è un piatto nel quale sono contenuti, bensì un vaso bianco, capovolto, generoso, dal quale scivolano nell’aria e nell’aria volano, disposti ad essere raccolti o lasciati andare.

«Il piatto – spiega Annalisa Cutrona – è un luogo circoscritto nel quale si trattiene la caduta di quei momenti di poesia che possono restare dentro di noi, alimentando il nostro spirito e nutrendolo di bellezza». Dunque, i momenti di poesia cadono liberi dallo loro sorgente, sta a noi porre sotto i essi, un piatto nel quale accoglierli sottili e lievi o porre noi stessi sotto la loro benefica e catartica caduta.

Sottolinea questo aspetto anche Alessandro Quasimodo, autore, poeta e critico letterario, che ha firmato la Prefazione dell’opera: «la raccolta di Annalisa poggia su una visione di Amore Immenso, nelle sue svariate forme, sentimentale, filiale, materno, spirituale, religioso, che si imbatte frequentemente nell’assenza di reciprocità, spesso neppure cercata, ma solo constatata, consapevole che il percorso d’amore non è finalizzato al “per” ma mosso dallo slancio del “verso” e dalla libertà del “di”. Amare – scrive, ancora Quasimodo – è concedersi il “senza fine” nel duplice significato del “senza scopo” e della “infinità».

La doppia vita dell’autrice – poetessa e avvocato – è sempre al centro del suo sentire, le permette di «respirare il senso più umano dell’esigenza di giustizia di ogni uomo e, nel contempo, vedo sempre la persona con le sue emozioni e i suoi sentimenti, al centro di entrambe le attitudini della mia esistenza». Del resto, l’autrice ha sempre avuto la penna tra le mani sin da quando era bambina e la sua scrittura ha prodotto   «un fluire dei pensieri in piena libertà, trascritti solo dall’emozione e dalla musicalità del suono». Ascoltare i suoi delle parole e percepire chiaro il ritmo, “anzi la musicalità”, l’ha condotta a patire le dissonanze e a ricercare invece «una composizione armonica, quasi ci fosse musica nei versi, leggendo e rileggendo, fino a sentirne la fluidità nella composizione».

Il consiglio di lettura – ad alta voce, creando pause senza imposizioni, dove se ne avverte il bisogno – permetterà di godere pienamente, sotto metafora, della “pioggia di petali” che, scivolando leggeri, potranno posarsi delicatamente su di noi e parlare all’ animo dei lettori, nutrendolo. E’ la stessa Annalisa Cutrona, a precisare: «So quello che posso trasmettere, ma non voglio trasmettere nulla che egli non senta o non gli appartenga; io esprimo emozioni e so di suscitarle, non guardo il piatto, ma volo con i miei petali, sperando che qualcuno possa nutrirsene, accogliendo il vaso che li versa, piuttosto che il piatto che li cattura».

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