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Montefiascone, il borgo medioevale nella Tuscia che non è solo papi e vino ma anche luogo di misteri, leggende e fantasmi

Solo tre domande: Vi piace l’arte? Vi piace il buon vino? Vi piace il mistero? Se rispondete con un bel “Si”allora Montefiascone è per voi.

Montefiascone è una graziosa cittadina dell’Alta Tuscia Viterbese a 592 metri di altitudine, a circa 5 km dal Lago di Bolsena ed è il comune più alto della provincia viterbese. Proprio per i suoi quasi seicento metri d’altezza è definito il belvedere della Tuscia. Una delle sue attività più importanti è la produzione di vino e che vino!

LA CHIESA DI SAN FLAVIANO E IL VESCOVO SBEVAZZONE

Seppure è un piccolo comune, di cose ne ha da vedere e tanto per cominciare proprio nel suo centro storico si trovano alcune delle più importanti testimonianze del suo passato.

Non vi starò a tediare sulla grandiosità della chiesa di San Flaviano ma voglio porre l’attenzione su una tomba custodita al suo interno: quella del vescovo Johannes Defuk, personaggio centrale della leggenda che ruota attorno al vino “Est! Est!! Est!!”.

JOHANNE DEFUK E IL VINO

Montefiascone è il sinonimo del vino ’Est! Est!! Est!!!, una nobile bibita alla quale è legata una curiosa storia.

Era l’anno 1111 e Enrico V, futuro imperatore del Sacro Romano Impero, con il suo corteo, si stava recando a Roma per farsi incoronare da Papa Pasquale II. Al suo seguito c’era Johannes Defuk, un vescovo che non disdegnava la bottiglia. Arrivato in quella parte della Tuscia dove allignavano distese di filari d’uva pensò che, forse, laggiù, avrebbe potuto fare il “pieno” e così ordinò al suo fido servitore Martino di precederlo per individuare i posti dove si beveva meglio indicando sulle porte delle bettole la presenza con la scritta “Est” (C’è”). Detto detto fatto.

Quando il vescovile assaggiatore arrivò nei pressi di Montefiascone trovò un vino talmente buono da fargli ripetere per tre volte il segnale stabilito: “Est!!! Est!! Est!!!” con sei punti esclamativi. Giunto l’alto prelato e assaggiato quel nettare ne rimase folgorato come San Paolo sulla via di Damasco.

La tomba

LA LEGGENDA

La leggenda narra che Defuk apprezzata la prelibatezza del biondo nettare (in patria andava avanti a birra e salsicce) si fermò per un po’ a Montefiascone onde berne il più possibile. Al ritorno da Roma, però, pensò bene di abbandonare l’imperatore e stabilirsi definitivamente a Montefiascone per rimanere abbarbicato, senza interruzione, ai barili di quella bontà.

Tanto ne bevve di vino che si ammalò e morì nell’anno 1113. Il vescovo, si era trovato così bene nel paese che, come riconoscenza dell’ospitalità ricevuta, lasciò alla città di Montefiascone un’eredità di 24.000 scudi, il suo cavallo, l’armatura e il vestiario. Chiese e ottenne, prima di morire che fosse versato un bariletto di vino sulla sua tomba ad ogni anniversario della sua morte. La tradizione continuò fino al XVIII secolo. Oggi Montefiascone riserva a Defuk la “Fiera del Vino” dove personaggi in costume e un corteo storico rinnovano ogni anno, dall’1 al 15 Agosto, la leggenda del prete bevitore.

La tomba di Defuk è visibile all’interno della chiesa di San Flaviano dove una lapide in pietra  riporta a rilievo la sua figura. Il prelato indossa un mantello e un mitra sul capo mentre ai lati sono scolpiti due stemmi probabili elementi araldici del casato. Vicino alla bocca due coppe. Su una lapide l’epitaffio inciso dal suo servo Martino: “ EST EST  EST PROPTER NIMIUM EST HIC JO DEFUK DOMINUS MEUS MORTUS EST (“est est est per il troppo est qui è morto il mio signore Giovanni Defuk).

LA CATTEDRALE DI SANTA MARGHERITA

Sembra strano che in un solo, piccolo, paese, possa albergare una cattedrale tanto importante eppure qui ne esiste una.

La Cattedrale di Santa Margherita ci appare, grazie alla sua enorme cupola, in tutta la sua maestosità. La costruzione della chiesa ebbe inizio per onorare una giovinetta nata in Antiochia, martirizzata per la sua fede cristiana. Santificata, le sue spoglie sono ospitate nella cattedrale.

LE SPOGLIE DELLA SANTA

Santa Margherita di Antiochia è la patrona di Montefiascone. Visse per la fede cristiana e morì per essa.

La leggenda racconta che nel X secolo un pellegrino di nome Agostino trafugò le reliquie per portarle a Pavia, sua città di origine. Durante il lungo viaggio di ritorno, mentre percorreva la Via Francigena, si ammalò e fu costretto a fermarsi a Montefiascone dove ci lasciò le penne. La cosa fu interpretata come il segno della volontà di Santa Margherita di restare in questa cittadina. Immediatamente i devoti posero mano, sul Colle Falisco, alla costruzione di una chiesa che in seguito divenne quella principale di Montefiascone, poi, nel 1369 papa Urbano V la elevò a Cattedrale della città.

La realizzazione della chiesa iniziò nel XV secolo per volontà di Alessandro Farnese, in seguito papa col nome di Paolo III e vi parteciparono artisti quali il Bramante e Antonio da Sangallo il Giovane. Distrutta nel 1670 dal solito incendio che pare perseguitare tutte le chiese d’una certa valenza nel mondo, grazie al Cardinale Albertone Altieri l’intera struttura ebbe nuovi natali in quattro anni. Una curiosità mica da ridere: la cupola centrale, realizzata tra il 1670 e il 1674 su progetto di Carlo Fontana è  la terza cupola italiana per grandezza dopo quella di San Pietro e Santa Maria del Fiore a Firenze.

LA ROCCA DEI PAPI

Successero al cardinale che s’invaghì degli effluvi etilici del posto, molti altri religiosi che per vari motivi cercarono rifugio a Montefiascone. Alle loro vicissitudini si deve uno dei punti più belli del paese: La Rocca dei Papi.

Fuggivano dalle invasioni barbariche a Roma. Molti pontefici ritenevano opportuno, infatti, a causa di quel barbaro andirivieni, sollevare le tonache per meglio correre e rifugiarsi proprio a Montefiascone, paese si vicino alla Città Eterna ma non tanto vicino da essere assaltato dagli invasori e strategicamente di facile difesa. Ecco, quindi, sorgere la fortezza munita di alte mura difensive che ospitarono anche il contado della zona. Oggi un papa, domani un altro, la costante presenza in paese di numerose figure ecclesiastiche, rese col passare del tempo Montefiascone una meta privilegiata, insomma ci venivano in ferie così come fece Urbano V che la elesse residenza estiva. Successivamente si sviluppò quale centro di affari politici e successivamente quale punto militare strategico. All’interno della rocca è possibile visitare il Museo dell’Architettura di Antonio da Sangallo il Giovane.

IL MISTERO VICINO A MONTEFIASCONE

Per gli amanti del mistero, lo splendido Lago di Bolsena può dimostrarsi una visita interessante. Lo specchio d’acqua ospita due isole: l’Isola Martana e quella Bisentina che narrano strane storie:

MARTANA, L’ISOLA DOVE SI AGGIRA IL FANTASMA DELLA REGINA TRADITA

L’isola Martana, è ben nota per una inquietante leggenda: qui si aggira il fantasma di una regina tradita e uccisa: Amalassunta regina dei Goti e pare che, il suo fantasma, si aggiri ancora per l’isola

LA STORIA DI AMALASSUNTA

Era l’unica figlia di Teodorico, defunto re degli Ostrogoti. Alla morte del re divenne reggente del regno in nome del figlio Atalarico troppo giovane per il trono. Destino volle che anche Atalarico passasse a miglior vita e così si ritrovò regina di fatto. Siccome gli impegni erano gravosi per lei, sposò e divise la responsabilità del regno con il cugino Teodato, duca di Tuscia. Questi, avido di denaro e potere la confinò, con l’inganno, sull’isola Martana. Il 30 aprile del 535 la donna, fu strangolata nel bagno da alcuni parenti. Alcuni sostengono che ad ucciderla sarebbe stato proprio il consorte stesso.

Da allora, lo spirito della regina tradita vaga senza pace infestando l’isola. Nelle notti di luna piena se ne va a zonzo tra le rocce. Molti pescatori raccontano  che, durante le giornate di forte tramontana, si odano le sue urla strazianti. Anche sulla sua sepoltura c’è da dire. Gli anziani raccontano che dopo morta, il suo corpo fosse posto  in una carrozza d’oro e seppellito sulla terraferma.

In effetti, sembrerebbe che, durante la sua prigionia sull’Isola Martana, Amalasunta sarebbe andata diverse volte sulla terraferma tramite un tunnel sotterraneo. Recenti ricerche subacquee hanno evidenziato, però, la presenza, sul fondo del lago, di una strada soprannominata “strada di Amalasunta” in onore della regina.

L’ISOLA BISENTINA

“Piangerà Feltro ancora la difalta da l’empio suo pastor, che sarà sconcia sì, che per simil non s’entrò in malta.” 

Dante Alighieri, 
La Divina Commedia, Paradiso IX, 52-54

Visitando l’isola ci imbatteremo sicuramente nella Malta dei papi, un cunicolo profondo scavato sotto il monte Tabor, con una camera ipogea probabilmente di origine etrusca, dove venivano rinchiusi a vita gli eretici. A questa prigione fa cenno anche Dante nel XI canto del Paradiso della Divina Commedia. Nel IX secolo fu usata come nascondiglio dagli abitanti di Bisanzio per sottrarsi alle invasioni dei saraceni. Non si conosce il perché della sua creazione sotto il monte Tabor, il punto più alto dell’isola. Dante la cita come carcere perpetuo.

L’opera consta di un profondo cunicolo scavato nel tufo alla cui estremità c’è una camera di circa sei metri. Al suo centro un pozzo sopra il quale si trova un’apertura circolare dalla quale entra l’acqua. In epoca romana era usata come cisterna ma la sua origine è molto più antica. Dimenticata per lunga pezza, se ne ricordò Madame Blavatsky che, alla fine dell’Ottocento, nel suo salotto teosofico, riteneva questo luogo uno degli ingressi segreti per il regno sotterraneo di Agharta.

ECCO AGARTHA

Sulla Malta dei Papi esisteva un’antica leggenda: si raccontava, infatti, che il tunnel fosse uno degli ingressi per accedere al Regno di Agartha. Secondo la tradizione il popolo etrusco credeva che la terra fosse internamente cava e costituita da tunnel concentrici tutti confluenti in un imprecisato punto dell’Asia Centrale.

il regno di Agartha, è un regno leggendario, collocato al centro del pianeta e derivato dalla teoria della “terra cava”, popolato da una civiltà evoluta, pacifica, moralmente retta, forse già a contatto con entità aliene. Sembra che ci siano varchi sparsi in tutto il mondo e quello della Malta dei Papi sarebbe l’accesso italiano.

Sull’intera isola aleggia in realtà un’aura di mistero tra leggende, esoterismo e religione, soprattutto legata al numero 7 che è sempre ricorrente. 7 sono le chiese presenti come le 7 chiese di Roma e 7 i paesi sulla terraferma a cui sono rivolte le Chiese.

L’isola Bisentina è stata anche scenario di molti set cinematografici, la troviamo in: ‘Stasera in casa di Alice’ di Carlo Verdone, ‘Arianna’ di Carlo Lavagna e ‘Le meraviglie’ di Alice di Rohrwacher. Sull’isola è ambientato anche il romanzo di Walter Siti, ‘La natura è innocente’.

Tanti sono ancora i borghi da visitare attorno al lago ma ne rimandiamo la visita ad altro articolo.

Un saluto

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