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“Pensieri sbagliati”: ecco quelli che affliggono di più

I “pensieri sbagliati” spesso ci intossicano e ci destabilizzano.

Sono i pensieri contraddittori che ci fanno provare emozioni antitetiche, che ci fanno sentire tirati da forze contrapposte, ambivalenti, e che spesso ci lasciano anche in uno stallo frustrante.

Nella vita privata e nel lavoro. Ma sono comunque umani: nasce un figlio siamo felici ma anche preoccupati, andiamo a vivere con una persona che amiamo ma pensiamo che la vita da single può essere rimpianta.

L’ambivalenza è un fenomeno molto comune: il 68% degli italiani, ovvero 2 persone su 3, dichiara, infatti, di provare sentimenti contrastanti in relazione a situazioni di vita quotidiana, secondo un report del servizio di psicologia online Unobravo, in sinergia con l’istituto di ricerca YouGov. 

Lo studio è stato realizzato con l’obiettivo di offrire uno spaccato sulle dicotomie e i pensieri contraddittori più frequenti tra gli italiani e si inscrive nella campagna #PensatiGiusto, lanciata  in occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale del 10 ottobre con l’obiettivo di scardinare l’idea che esistano “pensieri sbagliati” e accompagnare le persone in un percorso verso l’accettazione emotiva.

Quali sono i pensieri ambivalenti e le dicotomie più diffusi?
Genitori: 1 su 4 dà il massimo, ma teme di essere un pessimo genitore. Più colpiti madri e genitori del Sud

Coppie: 1 donna su 4 sta bene col partner, ma sogna di andarsene e sparire per sempre. Lo stesso pensiero lo ha 1 uomo su 5.

Single: 1 su 2 sta bene da single, ma teme di rimanere solo per sempre

Lavoratori: 1 giovane lavoratore su 5 è dedito al lavoro, ma solo perché sente di non avere altro nella vita
Il pensiero contraddittorio più diffuso tra i lavoratori è quello di voler mollare tutto e iniziare qualcosa di proprio, ma di non sentirsi all’altezza. Tale dicotomia pare accomunare 1 italiano su 4 ed è particolarmente condivisa dai giovani tra i 18 e i 34 anni (32%) che, in generale, sentono maggiormente il peso dei conflitti legati al mondo del lavoro.

Studenti: oltre 2 su 5 studiano per rendere orgogliosi i genitori, ma non dormono di notte per l’ansia
Il 41% degli studenti italiani dichiara di impegnarsi con gli studi per rendere orgogliosi i propri genitori, ma di non riuscire a dormire di notte per l’ansia. Un dato molto allarmante, che accomuna 2 ragazzi su 5. Il 29%, invece, è uno studente modello, ma, in cuor suo, si sente un fallito. Infine, il 24% degli intervistati dice di rendersi disponibile a supportare i compagni, ma di provare poi invidia quando questi prendono voti migliori.

“Ogni esperienza umana, che sia legata al lavoro, agli studi, alla vita di coppia, alla sfera sociale o familiare, può suscitare in noi emozioni diverse, a volte anche in contrasto tra loro.

La nostra interiorità è complessa: per questo può capitarci di sperimentare momenti in cui ci sentiamo felici e allo stesso tempo timorosi di fronte a qualcosa di nuovo, sorpresi ma anche arrabbiati, determinati ma al contempo preoccupati di non farcela.

Quando ci troviamo a provare pensieri contrastanti, istintivamente potremmo sentire l’impulso di voler stabilire quale tra i due sia quello giusto e quale quello sbagliato.

Tuttavia, è importante capire che entrambe le emozioni che proviamo, sebbene in contraddizione, possono essere reali e legittime.

L’esperienza emotiva umana si compone di una varietà di sfaccettature che sono il riflesso dei diversi aspetti che caratterizzano la nostra identità. Ogni pensiero o sentimento che sperimentiamo ha una ragione d’essere in relazione a chi siamo, al nostro vissuto e alla nostra storia personale.

Quando si parla di emozioni, non esiste qualcosa di sbagliato in termini assoluti, poiché ciò presupporrebbe una definizione universale di quello che è o non è accettabile dal punto di vista emotivo.

Le emozioni non andrebbero mai affrontate con atteggiamento giudicante o erigendo barriere e ostacoli che, impedendo il dialogo, la comprensione reciproca e l’accoglienza emotiva, possono limitare profondamente la nostra capacità di connetterci con gli altri”, ha commentato la Dottoressa Valeria Fiorenza Perris, Psicoterapeuta e Clinical Director del servizio di psicologia online Unobravo.

“Le dicotomie e le reazioni ambivalenti sono meccanismi presenti nella vita di ciascuno di noi. Il primo passo per imparare a gestire questa complessità emotiva, è darsi ascolto, comprendere ciò che si prova e non soffocarlo, ma, al contrario, accettarlo e cercare di capire da dove ha avuto origine.

Essere pienamente consapevoli delle nostre emozioni è fondamentale in quanto ci mette nelle condizioni di poterle gestire, senza che esse ci sovrastino o finiscano per influenzare le nostre azioni e scelte.

Riflettere sulle ragioni profonde per cui stiamo sperimentando un’ambivalenza rispetto a una situazione o a una persona, può darci l’opportunità di conoscerci più a fondo e permetterci di mettere in luce bisogni, desideri e paure di cui, spesso, non abbiamo consapevolezza.

Può succedere, però, che la gestione di questi vissuti emotivi contrastanti ci metta in difficoltà. In questi casi non dobbiamo esitare a chiedere il supporto di un esperto.

La terapia psicologica offre un contesto sicuro in cui esplorare le nostre paure, ambivalenze e insicurezze e trasformarle in risorse per la nostra crescita individuale”, ha concluso la psicoterapeuta.

(Fonte Ansa)

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