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“Sostegno alla Palestina non è crimine”: cortei e sit-in. Studenti mobilitati da Milano a Palermo. Tensioni alla Sapienza

ROMA – Nonostante la “damnatio” lanciata dal ministro Valditara su quei studenti che volessero esprimere solidarietà con i palestinesi e la loro lotta, al punto da ordinare ispezioni negli istituti e persino auspicare processi (e onestamente la cosa ci allarma a prescindere dalla Palestina), si allarga la mobilitazione dei collettivi studenteschi che si schierano in favore della Palestina.

Una “damnatio” che tradisce, peraltro, una scarsa conoscenza della realtà mediorientale dove si va a confondere il popolo palestinese, la tradizione che discende dall’ex Olp di Arafat che è tutt’altra cosa rispetto ad Hamas e, comunque, la complessa realtà del mondo arabo e palestinese in particolare.

Insomma, “Hamas” non equivale a riconoscere il diritto all’esistenza di un libero Stato della Palestina e sostenere questa legittima aspirazione.

A Roma un minicorteo all’interno dell’Università La Sapienza ha cercato di bloccare una riunione tra il Consiglio d’amministrazione dell’ateneo e il Senato accademico dove si discuteva una mozione a favore di Israele.

Una delle manifestazioni Pro Palestina a Roma

Un gruppo di ragazzi, chiamati a raccolta da “Cambiare Rotta” già in prima linea contro il caro-affitti, ha cercato di entrare negli uffici del rettorato, dove era in corso la riunione. Ci sono stati momenti di tensione, con gli studenti che premevano per entrare, arginati dalle forze dell’ordine.

«Non faremo un passo indietro finché il rettore Polimeni e il Senato accademico non ritireranno la mozione contro la Palestina pro Israele. Se non cambierà, intifada pure qua», hanno detto, sventolando una bandiera palestinese, e gridando: “Palestina libera!”.

Quella degli studenti che sostengono la causa palestinese è una mobilitazione di respiro internazionale, con buona pace di Valditara, ma che ha assunto una piega tutta italiana dopo le parole del ministro dell’istruzione che ieri ha dichiarato di voler perseguire i membri dei “collettivi studenteschi che inneggiano ad Hamas”. 

Dopo la manifestazione alla Sapienza a Roma sono scesi in piazza per rispondere alle parole del ministro anche gli studenti di “Opposizione Studentesca d’Alternativa”, che hanno protestato con un flash mob davanti alla sede dell’Associazione nazionale presidi, annunciando per venerdì una giornata di mobilitazione studentesca nazionale a favore della Palestina.

«La solidarietà alla Palestina non si criminalizza – hanno spiegato sottolineando – il popolo palestinese vive in un regime di occupazione pluridecennale, violazione sistematica dei diritti umani e violenza sui civili da parte del regime sionista».

A Milano, dove alcune centinaia di persone si sono radunate in piazza dei Mercanti per manifestare solidarietà alla causa palestinese, si è levato il grido “Israele terrorista, Palestina libera”.

Tra i cori anche “Intifada fino alla vittoria”, scandito dai giovani di “Cambiare Rotta”, che si sono uniti al presidio organizzato dai Giovani palestinesi in Italia.

Video tratta dalla pagina Facebook “L’AntiDiplomatico”

«Sono testimone di quanto succede e non viene raccontato, stanno attuando un genocidio da 75 anni», dice un’insegnante che organizza summer camp per i ragazzi della West Bank e Gaza.

La mobilitazione si allarga a macchia d’olio ad ogni modo.

Manifestazioni pro Palestina sono in programma anche in altre città: mercoledì a Torino, Palermo e Bologna, giovedì a Venezia, venerdì a Napoli, sabato ancora a Milano e di nuovo a Torino.

A Bari i collettivi Osa e “Cambiare Rotta” stanno programmando una manifestazione per sabato alle ore 16, in piazza Cesare Battisti.

«Non siamo filo Hamas però siamo filo palestinesi – ha spiegato Edoardo Del Monte, referente Osa Puglia – sosteniamo la resistenza del popolo palestinese, il che vuol dire sostenere i palestinesi che si difendono e attaccano pure.

Anche i nostri partigiani (altra parola che Valditara forse non amerà troppo ndr) si difendevano dai nazisti, ma quando potevano attaccare attaccavano».

La protesta filopalestinese ha preso anche un’altra via, diversa da quella portata in piazza dagli studenti.

A Mirandola, nel Modenese, ignoti hanno rimosso nella notte una bandiera di Israele che il Comune aveva issato nel pomeriggio di ieri «quale testimonianza di vicinanza ad un popolo colpito dal violento attacco terroristico, rivendicato dal fondamentalismo di matrice islamica».

Considerando che la sensazione è che la protesta filopalestinese, che, ripetiamo, non è un sinonimo di filohamas, sembra destinata ad allargarsi, ci sarà da attendersi retate?

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