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Sta da secoli sul suo lago e conserva storia, arte e un frutto che sta solo qui: è il Borgo di Nemi con le sue navi Romane e la sua “fragolina”

Vi piace la nautica, magari quella d’epoca? Girando qua e là per il Lazio potete trovare un museo dedicato alle navi romane recuperate, pensate, proprio tra i monti dei Castelli Romani.

La località che ospita questa particolare esposizione non si trova in una località marittima ma… vicino ad un lago, quello di Nemi e le navi non sono barchette qualsiasi ma le navi dell’imperatore Caligola.

NON SOLO NAVI

Visitare Nemi e il museo delle navi romane significa anche godere di uno splendido borgo e fare una esperienza particolarmente gustosa: assaggiare le fragole locali che sono uniche nella specie. Per il romano, quelle di Nemi rappresentano “la fragola” per antonomasia: piccola e gustosa tanto da essere soprannominata “fragolina”.

In botanica sono definite “falso frutto”, anche se dal punto di vista commerciale sono indicate come normale frutta. Dovete sapere che in questo frutto birichino, quello vero, in realtà è rappresentato dai quei “semini” giallastri di cui è cosparsa la sua superficie; la polpa rossa, quella che mangiamo, deriva dall’accrescimento del ricettacolo.

Altri “falsi frutti”  tanto per saperlo? L’anguria, l’ananas, la melagrana, il fico, la mela e la pera.

IL BORGO

Il Borgo di Nemi, affacciato sul lago omonimo offre un panorama spettacolare. Passeggiamo tra le stradine di pietra del centro storico, tra piccole coloratissime casette dai balconi fioriti addossate l’una all’altra. Attorno a noi la tranquilla vita di paese dove ancora è possibile imbattersi in piccoli crocchi di anziani che stanno lì a chiacchierare.

Terrazza degli innamorati

Alla fine della strada principale una lunga terrazza s’affaccia sul lago di Nemi e ci conduce alla piazza principale. Attraversata la piazza passiamo sotto il gigantesco arco che secoli addietro era la porta della cinta muraria. Davanti a noi la romantica Terrazza degli Innamorati.

Guardiamoci intorno e a sinistra, celato dagli alberi scopriamo un piccolo sentiero, che inizia con una piccola scalinata ed eccoci al Tempio di Diana!

IL TEMPIO DI DIANA

I resti del Tempio di Diana Nemorense sono quanto rimane di quell’enorme luogo di culto che si estendeva per 45.000 mq. e si ergeva nel bosco sin sulla rive del lago a formare quello che è chiamato lo “specchio di Diana”.

Il tempio è parte fondamentale della storia delle Navi romane di Nemi perché Caligola le usava per raggiungerlo onde venerare la dea.

IL MUSEO

Qui inizia la storia dei ritrovamenti navali che hanno reso famosa la cittadina di Nemi.

Il Museo delle Navi è un rarissimo esempio di struttura unicamente funzionale al suo contenuto: le due navi di Caligola. L’edificio è una sorta di doppio hangar in calcestruzzo atto ad ospitare due navi, lunghe 70 metri. Il loro recupero ha storia antica che si protrae per diversi tentativi dal primo nel 1446 ad opera  di Leon Battista Alberti fino all’ultimo, tra il 1928 e il 1932 sotto la direzione dell’ingegnere Guido Ucelli.

Sebbene inaugurato nel 1940, il museo fu presto chiuso in seguito ad un incendio che lo devastò nella notte del 31 maggio 1944 distruggendo completamente le navi imperiali.

Riaperto nel 1988 ospita sia quanto rimane delle due imbarcazioni imperiali sia due modellini realizzati in scala 1:5, una raccolta delle fotografie d’epoca del recupero, gli originali delle attrezzature di bordo, le porzioni di mosaici e di pavimenti marmorei e le quattro colonne in marmo che adornavano le imbarcazioni.

Una curiosità: il museo conserva una delle ancore in ferro a ceppo mobile. Il ritrovamento ha permesso di ascrivere all’epoca romana l’invenzione di questa particolare ancora che precedentemente era stata attribuita alla marineria inglese del XIX secolo.

LA SCOPERTA DELLE ANTICHE NAVI ROMANE.

Veniamo alla scoperta delle navi. Ad avere sentore della loro esistenza fu il Cardinale Prospero Colonna, che affidò a Leon Battista Alberti il compito del recupero. Un gruppo di nuotatori genovesi utilizzò una grande zattera come base per le immersioni. Furono recuperate alcune fistole di piombo che permisero la corretta datazione dell’epoca di costruzione delle navi.

TENTATIVI DI RECUPERO SUCCESSIVI

Passò quasi un secolo quando il 15 luglio 1535, il bolognese Francesco De Marchi fece un successivo tentativo utilizzando una specie di campana per immersioni. Se ne ricavò un ritrovamento in  “tanto legname da caricarne due muli“.

Campana di Halley

Nel 1827, fu la volta del Cavalier Annesio Fusconi, che riprese l’esplorazione del fondale del lago usando una campana di Halley. Il recupero portò in superficie pezzi di pavimento in porfido e serpentino, smalti, mosaici, frammenti di colonne metalliche, chiodi e tubi di terracotta.

Il tempo passa e le ricerche continuano. Era il 3 ottobre 1895 quando un palombaro, individuata una delle navi, ritrova una bellissima testa bronzea di leone. L’operazione era guidata da un antiquario, Eliseo Borghi, dietro autorizzazione dei Principi Orsini. Successivamente alcuni pescatori indicarono la posizione di una seconda nave e il 18 novembre, localizzata, fornisce nuovi reperti storici.

Ed eccoci al recupero delle navi vere e proprie durante il periodo fascista. Ci vollero cinque anni, dall’ottobre del 1928 all’ottobre del 1932. L’operazione comportò l’abbassamento del livello del lago per mezzo di idrovore. Manco a dirlo, cosa tutta italica, dopo il successivo riempimento del lago, il livello dell’acqua non tornò mai più ad essere quello originario.

LE NAVI

Una delle due navi appena recuperata

Da sempre attorno al lago di Nemi si favoleggiava di due navi gigantesche, costruite in epoca romana, sfarzose e forse colme di tesori, sepolte sul fondo del lago per ragioni misteriose.

La leggenda prese a circolare dal I secolo d.C. e per tutto il Medioevo, probabilmente accreditata dal ritrovamento da parte dei pescatori del lago di strani reperti. Non ci si distaccava molto dalla realtà: le due navi esistevano, lunghe 70 metri e larghe più di 25, erano state fatte costruire dall’imperatore Caligola, in onore della dea egizia Iside e della dea Diana protettrice della caccia.

Tecnologicamente avanzate per l’epoca, erano utilizzate dall’Imperatore come palazzi galleggianti dove risiedere o per attraversare il lago. Quando l’Imperatore passò a miglior vita il Senato di Roma, condannatolo alla Damnatio Memoriae fece distruggere tutte ciò che lo aveva riguardato e quindi anche le navi di Nemi che finirono, affondate, sul fondo del lago.

COSA ERANO?

Fin dal 1895 gli studiosi ritenevano che le Navi fossero una sorta di panfili di piacere, il capriccio di un Imperatore folle. In effetti, nel caso specifico, una delle navi somigliava a un palazzo posto su una piattaforma galleggiante a forma di nave.

L’altra nave era, invece, di natura cerimoniale, a bordo aveva un tempio dedicato a Iside, il cui culto venne introdotto proprio da Caligola assieme a quello di Diana, la quale era già venerata in un tempio consacrato sulle rive del Lago.

L’ASPETTO DELLE IMBARCAZIONI

Ricostruzione delle due navi

Le due navi erano di dimensioni simili sebbene diverse tra loro: la prima era un thalamegos imperiale, cioè una sorta di palazzo galleggiante, lungo 71,3 metri per una larghezza di 20. La seconda era, invece, una grande nave cerimoniale di circa 73 metri per 29 con a bordo un tempio.

Il thalamegos era suddiviso in tre blocchi di edifici: una grande costruzione articolata che andava da poppa a poco prima della mezzeria; un edificio centrale con un pavimento ribassato rispetto al ponte di coperta e infine, una costruzione a prua.

La nave tempio era formata da un lungo colonnato che circondava un grande spazio aperto rettangolare. Alle estremità del porticato due edifici. Quello a poppa era un tempio, a prua una costruzione decorata con colonnine tortili.

Entrambi gli scafi erano costruiti con fasciame estremamente spesso, rivestito con una lana impermeabile che si interponeva quale coibentante tra lo scafo e una corazzatura esterna composta da enormi lastre in piombo, di oltre 1,5 mt di lunghezza e dello spessore di circa 1 mm.

L’INCENDIO CHE DISTRUSSE LE NAVI

Il privilegio di poter disporre di due navi imperiali intere era troppo per la nostra nazione e così un incendio, scoppiato la notte dal 31 maggio e durato fino al 1 giugno del 1944, distrusse le due imbarcazioni assieme ai reperti recuperati. L’incendio di origine quasi certamente dolosa fu attribuito ai tedeschi del 163° Gruppo Antiaereo Motorizzato tedesco, in ritirata, che occupava la zona contigua.

Una ulteriore teoria, più recente, a mio avviso altrettanto verosimile conoscendo l’italica cupidigia è che questi fosse stato causato non dai tedeschi ma da delinquenti allo scopo di recuperare il piombo fuso dall’incendio per poi rivenderlo.

INFINE…

Nemi è un borgo favoloso da visitare ma anche da destinare quale meta per una vacanza distensiva. Potrebbe essere il punto di partenza per visitare i Castelli Romani tutti intorno e vivere per un po’ tra cibo eccellente, aria buona,panorami mozzafiato e tanta storia. Dimenticavo… non mancate di offrirvi una bella coppa ricolma di fragoline locali innaffiata con il vino cannellino dei Castelli: andrete in estasi!

Un saluto

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