Cronaca

Tragedia di Mestre, ritrova la figlia in ospedale con una mail

MESTRE – Già all’alba di ieri all’ospedale di Mestre Maria ha potuto stringere la mano della figlia e sincerarsi delle sue condizioni di salute, come racconta l’ANSA.

Tutto è nato grazie ad una mail disperata che aveva indirizzato all’amministrazione municipale.

Diceva: “Sto cercando la mia ragazza. E’ ucraina. Ce n’è una nel tuo ospedale?”. L’operatrice le ha fornito le informazioni necessarie e il ricongiungimento è potuto avvenire in tempi rapidissimi. Un piccolo miracolo di solidarietà che l’amministrazione municipale ha battezzato di “pronto intervento sociale”. I primi ad usufruirne erano stati proprio alcuni profughi ucraini fuggiti dalla guerra.

Attualmente sono 15 i familiari, 5 dei quali giunti nelle ultime ore – 10 croati, 2 francesi e 3 ucraini – che sono stati accolti tra Mestre e Dolo e ai quali è stato dato gratuitamente un albergo per essere vicini ai parenti nei due ospedali.

Un servizio, sottolinea Venturini parlando all’ANSA, “che non si ferma alla sola stanza d’albergo: l’assistenza consiste anche nella presenza costante di assistenti sociali, mediatori linguistici e psicologi”. Il costo dell’intervento è interamente a carico dell’amministrazione comunale. Comprende, oltre all’albergo, anche i pasti, il trasporto e qualunque cosa possa alleggerire questi giorni dolorosi. Sia il nome dei familiari che quello degli alberghi sono stati in questi giorni secretati per garantire la massima privacy alle persone coinvolte nella tragedia.

“Abbiamo individuato più strutture alberghiere e quando ci arriva una richiesta di aiuto da parte di una ambasciata o di un consolato – sottolinea Venturini – le mettiamo a disposizione.

Dal momento della richiesta al reperimento dell’alloggio – aggiunge – passa solo qualche minuto”. L’assessore è soddisfatto, pur nelle difficoltà oggettive di questi giorni, di aver potuto contribuire ad alleviare le sofferenze dei parenti.

“Non è nulla di eccezionale – conclude Venturini – è un servizio sociale che una città come Venezia non poteva non avere”. 


   

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